La strada sull’Alpe Arera che da località Plassa porta a quota 1600 metri, finalmente, è terminata. E durante la prima decade di ottobre 2009 ha avuto il suo collaudo. Con buona pace di tutti, compresi quelli che la volevano e quelli – pochi in realtà, ma molto rumorosi – che hanno remato contro per tutto il tempo che c’è voluto, prima durante la predisposizione e l’approvazione del progetto e poi, ancora, durante la realizzazione.
Anche su questa opera abbiamo letto, in particolare sul web, molte notizie infondate quando non addirittura fuorvianti o palesemente false. Il perché di questa campagna denigratoria verso una strada montana che fa invidia alla Regione Trentino Alto Adige, specializzata nel “prodotto montagna”, non si è capito come tante altre cose che accadono: sicuro è che certi comportamenti non sono utili ad alcuno, tantomeno alla comunità di Oltre il Colle ed è questa purtroppo la considerazione finale che bisogna trarre dalla realtà dei fatti.
Detto questo quale dovuta premessa, la strada comunque è stata fatta ed è finita e, benché esista per ora un divieto di transito, è già intensamente battuta – in particolare durante i fine settimana – dalle normali autovetture, così come dai fuoristrada, così come dalle persone a piedi – moltissime – che la stanno apprezzando, tutti meravigliati anche della perizia messa in pratica nella realizzazione dell’opera, quella stessa opera che durante l’esecuzione fu chiamata da qualcuno “l’autostrada per l’Arera”, gridando e roteando i pugni verso (inesistenti) carreggiate di 12 metri e altri sciocchi ammennicoli del genere, mentre quello semmai altro non era che lo stato di fatto dei lavori nel divenire, durante il completamento di un’opera che in molti ora ci invidiano. Sveglia, un po’ di lungimiranza ci vuole, e senza le strade si va da proprio da nessuna parte: anche i Romani – quelli dell’Impero prima di Cristo – lo sapevano già!
Il senatore Valerio Carrara, ex primo cittadino di Oltre il Colle, è stato il promotore di quest’opera, conclusa poi sotto l’attuale Amministrazione guidata dal sindaco Rosanna Manenti.
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Senatore Carrara, perché questi coloriti dissensi verso la realizzazione di una strada che quasi tutti poi hanno apprezzato?“La storia della strada sull’Alpe Arera è abbastanza complessa e quindi la sensazione che ho avuto è che chi ha portato avanti le contestazioni non fosse sufficientemente documentato sull’argomento e probabilmente abbia scritto, come spesso accade, per il «sentito dire» nei bar.
Consiglierei a questa gente di provare a candidarsi, così una volta eletti si potranno rendere conto di cosa vuol dire vivere tutto l'anno in un paesino di montagna. Il puntino sulla "i" sono capaci tutti di metterlo, ma l’importante la "i" è saperla scrivere”.
- Insomma, c’è stato chi non è riuscito e chi non ha voluto avere il giusto e corretto quadro d’insieme della situazione. Senatore Carrara, come prende avvio la decisione di costruire la nuova strada, o meglio, di ricostruire e rivalutare con alcune varianti quella già esistente?
“Esatto, la strada non è «nuova», già esisteva una strada di arroccamento nata quando furono costruiti gli impianti di risalita. Era percorribile solo con mezzi specializzati da fuoristrada e aveva comunque dei costi di gestione abbastanza elevati. La mia Amministrazione, con finanziamenti statali e regionali
a fondo perduto, ha ridisegnato la strada rispondendo ai requisiti stabiliti dalla legge per il transito di ogni tipo di autovettura”.
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Gli impianti di risalita però sono stati rimossi…
“Sì. Gli impianti sciistici sul Monte Arera sono sempre stati una passività sia per l’Amministrazione comunale sia per i soci privati che avevano investito i loro quattrini. La mia Amministrazione, con lo scopo di rilanciare il valore turistico, con grande sacrificio ha deciso di rilevare tutto. Valutata l’impossibilità di riattivare le due seggiovie, inutilizzate da anni e senza collaudi, e considerati anche i costi molto alti per l’installazione di due nuovi impianti, si è deciso di smantellare tutta la parte ferrosa e arrugginita per restituire alla montagna il suo giusto aspetto e valore naturalistico. Poi, con i finanziamenti
a fondo perduto, abbiamo ridisegnato la strada: in questo modo abbiamo permesso l’accesso all’Alpe fino a quota 1600 metri, dove sono stati previsti idonei parcheggi”.
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Quindi soldi dalle casse del Comune di Oltre il Colle non ne sono usciti e neppure ne sono stati stornati da altri interventi come qualcuno voleva far credere…
“Infatti. Il Comune non ha speso un euro. Non sono state sottratte risorse ad altri interventi pubblici perché i finanziamenti sono stati ottenuti e finalizzati esclusivamente per la sistemazione della strada fino a quota 1600: o prendevamo questi soldi e li spendevamo per questa specifica opera oppure li perdevamo; non potevano essere usati per altro. Inoltre, la parte non più utilizzata della vecchia strada è stata ripristinata a pascolo e le cascine di proprietà comunale sono state dotate di idoneo passo carraio. Stimo che il patrimonio del Comune di Oltre il Colle, con la fine dei lavori, si possa essere rivalutato di un buon 15% e questo è un valore economico che va a beneficio di tutta la popolazione”.
A sentire questi chiarimenti c’è da rabbrividire pensando alle contestazioni infondate che hanno animato tutto il corso di realizzazione della strada che, lo abbiamo rilevato chiedendolo sul posto in momenti diversi alle persone che arrivano a 1600 e anche a 2000 metri, piace quasi a tutti e che permette finalmente anche a chi non se la sentiva o non poteva (sofferenti di cuore, diversamente abili, o anche soltanto persone con qualche problema di affaticamento o deambulazione) di godere del sole, del clima e della maestosa vista perlomeno a quota 1600. Altre persone intervistate hanno dichiarato che non avrebbero mai raggiunto quota 2000 a piedi se avessero dovuto partire, sempre a piedi, dalla Plassa. La nuova strada fino a 1600 può aprire quindi nuove e concrete prospettive future.
Un altro “nuovo mondo” aperto a tutti.
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Dottoressa Manenti, quali prospettive di sviluppo può immaginare, quale attuale sindaco di Oltre il Colle che ha creduto nella continuità amministrativa per la conclusione di questo importante progetto?
“C’è poco da immaginare e molto da lavorare, non si può stare con le mani in mano. Ho già presentato in Regione un progetto di rivalutazione per quota 1600 metri, condiviso anche dal Senatore Carrara, per concorrere a un bando di finanziamento al quale hanno partecipato con i loro specifici progetti anche i Comuni di Serina e di Roncobello. Questa cordata di Comuni è convenzionata per lo specifico progetto con il Parco delle Orobie in quanto le opere che si vorrebbero realizzare riguardano una riqualificazione molto importante del territorio”.
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Ora che la strada è terminata e collaudata, quando sarà tolto il divieto di transito? “Stiamo discutendo e anche raccogliendo materiale per documentarci e definire le modalità di accesso e percorribilità dalle quali dipende la tempistica per l’apertura della strada, considerando che in caso di neve dovrebbe restare comunque chiusa. Un primo punto della situazione, basandoci su dati e documentazione concreta, sarà fatto all’inizio di novembre”.
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La strada è stata finanziata completamente con fondi extra-comunali. Come si pensa di provvedere al fabbisogno finanziario che dovrà necessariamente essere stanziato per la manutenzione?“Lo ripeto, siamo in una fase di sondaggio, documentazione e confronto. Proprio a causa della manutenzione necessiteranno entrate specifiche, che potrebbero essere reperite almeno in parte se non sulla percorribilità della strada almeno sul parcheggio delle vetture. Come ho detto, però, è tutto da discutere e definire”.
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Abbiamo visto una zona picchettata al margine della nuova strada: si dice sia il luogo ove sorgerà la Cattedrale Verde.
“E’ vero. In un primo momento il progetto prevedeva la realizzazione nell’area Plassa, ma a seguito del sopralluogo dell’artista Mauri e dei tecnici del Parco delle Orobie è stata identificata questa nuova area che meglio si presta all’opera e alla sua valorizzazione. Sul posto, posizionandosi nell’area dove dovrebbe essere realizzata l’abside, si ha la possibilità di osservare nell’insieme tutte le quattro cime” (
N.d.R.: Menna, Arera, Grem, Alben).

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Se parliamo di Plassa-1600 non possiamo esimerci dal citare l’episodio della slavina dello scorso inverno, che ha portato al blocco della strada Zambla Alta - Plassa, prorogato più volte. Si potrà fare qualcosa quest’anno?
“Sto lavorando personalmente per seguire da vicino questa problematica e sto coinvolgendo vari enti pubblici per cercare di ottenere il sostegno finanziario che necessita per la realizzazione di una adeguata struttura paravalanghe. I primi incontri con la Provincia di Bergamo, pur non potendo avere un riscontro finanziario come diretta conseguenza, sono stati positivi e fanno ben sperare. Ovviamente devono essere sempre considerati i tempi burocratici che ogni singolo passo comporta: in altre parole, pur avendo sempre ben presente la problematica, questo inverno trascorrerà purtroppo senza cambiamenti”.
Insomma, quello che possiamo capire da quanto dichiarato dagli esponenti istituzionali che si sono occupati della faccenda, è che la bacchetta magica non l’ha nessuno e per parlare dei fatti e fare le cose bisogna conoscere la situazione reale e in più ci vogliono i soldi, la volontà e il tempo necessario, anche – non si può nasconderlo ed è bene dirlo – a causa della burocrazia obbligatoria per legge, che per le Amministrazioni è una vera e propria pecora nera.
Ma, se si ha pazienza e fiducia, e i sindaci lavorano come quello di Oltre il Colle, le cose si riescono a realizzare, come per esempio è accaduto anche per Zambla Bassa, ove a tempo debito le promesse hanno iniziato a essere mantenute. Le difficoltà, insomma, esistono, ma non è certo con le prese di posizione e le barricate che si risolvono, bensì con la pazienza e la collaborazione di tutti.

Per concludere questa breve storia sulla strada dell’Arera, è bene precisare che anche il “Parco delle Orobie” ha sempre vegliato sulla realizzazione dell’opera e, quale ciliegina sull’ottima torta del pregevole lavoro concluso, l’asfalto nero pece appena realizzato è stato poi “graffiato” ad arte per diminuirne l’impatto ambientale, rendendolo grigio così come è la roccia del luogo…un tocco d’autore, insomma!
Infine permettete una battuta sarcastica quanto inevitabile, da “Lapidarium”, ma che trova spazio in questo percorso di realizzazione dell’opera travagliato anche a causa delle contestazioni, invitando coloro che tanto accanitamente hanno lottato con lettere ai giornali, interventi sul web e anatemi di vario tipo contro la realizzazione di questa strada a dimostrare un po’ di coerenza anche nei confronti di loro stessi, continuando pertanto a praticare a piedi –
per sempre e malgrado il bel percorso asfaltato – il tratto dalla Plassa a quota 1600, visto che, nella loro intolleranza, a questo castigo avrebbero voluto obbligare
per sempre tutti gli altri.
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